top of page

Sustainability Manager del futuro: competenze ESG, responsabilità e strumenti digitali per accelerare la transizione

  • Alberto Lazizzera
  • 19 ago 2025
  • Tempo di lettura: 4 min

Aggiornamento: 8 set 2025


Il ruolo del Sustainability Manager sta attraversando una trasformazione radicale. Nato come figura di conformità o addetta al reporting, oggi assume una posizione chiave nella definizione delle priorità strategiche, nella gestione dei trade-off tra obiettivi economici e impatti ambientali/sociali, e nell'integrazione dei criteri ESG nella governance d'impresa.


Spinto da normative sempre più stringenti (CSRD, ESRS, tassonomia UE) e dalla crescente attenzione di investitori, clienti e supply chain, il Sustainability Manager diventa regista dell’impatto. Coordina stakeholder interni ed esterni, abilita decisioni data-driven, accelera l’adozione di tecnologie digitali e guida la trasformazione sostenibile in modo concreto e misurabile.


Da funzione accessoria a leva strategica per la governance ESG


Un tempo relegata a bilanci e iniziative CSR, oggi la sostenibilità pervade budgeting, pianificazione, gestione rischi e valutazioni strategiche.


Con aspettative crescenti su trasparenza, tracciabilità e impatti, le organizzazioni spostano il baricentro: la sostenibilità entra nei cicli di pianificazione, budget, allocazione investimenti, risk management.


Questo cambio di ruolo implica tre responsabilità:


  1. Materialità strategica: definire le priorità ESG su base dati, rischi e benchmark.

  2. Integrazione ESG nei processi: inserire KPI nei piani di funzione, nelle metriche di performance e nei sistemi decisionali.

  3. Engagement e trasparenza: dialogare con investitori, clienti B2B, community e autorità, gestendo aspettative e rendicontazioni.


La leva digitale è abilitante: le piattaforme ESG e i workflow integrati con i sistemi gestionali trasformano il reporting in governo operativo.



Gestisci la sostenibilità in azienda con Operia



Le 5 competenze chiave del Sustainability Manager del futuro


1. Visione strategica e pensiero sistemico

Serve un approccio capace di collegare i driver ESG (energia, supply chain, capitale umano) al core business, anticipando rischi normativi e opportunità di innovazione. Un Sustainability Manager efficace sa identificare poche priorità ad alto impatto e trasformarle in roadmap esecutive con obiettivi chiari e KPI robusti.


2. Competenze ESG e capacità data-driven

Il valore si crea con dati affidabili: metriche ESG, analisi di scenario e strumenti come LCA o carbon accounting. I KPI non sono un esercizio burocratico, ma leve di governo che guidano scelte di acquisto, investimento e innovazione. La padronanza degli standard (GRI, SASB, ESRS) è imprescindibile.


3. Leadership collaborativa e change management

Il cambiamento richiede una leadership trasversale: coinvolgimento dei reparti, formazione interna, allineamento degli MBO ai risultati ESG. Il Sustainability Manager è facilitatore e mobilitatore: crea alleanze, guida sperimentazioni e scala soluzioni che funzionano.


4. Comunicazione efficace e stakeholder engagement

La narrazione deve essere condivisa, supportata da dati e coerente. Internamente, serve far comprendere l’impatto delle scelte ESG; esternamente, costruire fiducia con gli stakeholder. Il dialogo continuo, strutturato in forum, partnership e canali digitali riduce rischi reputazionali e anticipa tensioni.


5. Approccio innovativo e adattabilità

La sostenibilità è in continua evoluzione. Il Sustainability Manager monitora innovazioni (tracciabilità digitale, open innovation, efficienza energetica), sperimenta in ambienti controllati, apprende dagli errori e scala rapidamente ciò che funziona. La flessibilità è una competenza chiave in un mondo ESG fluido.


Responsabilità ampliate e impatto organizzativo


Il Sustainability Manager ad oggi e sempre di più con il passare del tempo, si troverà ad agire su tre livelli:


  • Strategia: allineare gli obiettivi aziendali e l'impatto ESG dell'organizzazione.

  • Operatività: gestione supply chain, efficienza energetica, inclusione, parità, sicurezza e connessi.

  • Compliance e trasparenza: coordinamento della rendicontazione CSRD, audit ESG, controllo dei rischi reputazionali e legali.


In questo contesto diventa quindi anche una guida interna: forma e abilita team e funzioni a gestire la sostenibilità con autonomia, favorendo una leadership ESG diffusa in tutta l’organizzazione.


L’obiettivo non è accentrare la sostenibilità, ma diffonderla. Il Sustainability Manager costruisce cultura, strumenti e processi per rendere l’ESG una capacità aziendale condivisa. Quando ogni funzione integra consapevolmente gli impatti ESG nelle proprie attività, l’organizzazione diventa più resiliente, innovativa e competitiva.



? FAQ – Sustainability Manager


1. Di cosa si occupa un Sustainability Manager?

Guida l’azienda nel progettare, implementare e monitorare strategie di sostenibilità ambientale, sociale e di governance. Definisce la strategia ESG a partire da un’analisi di materialità, coordina la rendicontazione secondo standard internazionali e promuove la cultura della sostenibilità coinvolgendo tutte le funzioni.

2. Quali competenze sono richieste per diventare Sustainability Manager?

Servono conoscenza delle normative e degli standard ESG, capacità di gestione progetti e cambiamento, competenze finanziarie e relazionali, leadership etica e padronanza di strumenti digitali. La multidisciplinarità e l’equilibrio tra hard e soft skill sono fondamentali.

3. Perché la digitalizzazione è importante per il Sustainability Manager?

Perché la disponibilità di dati è essenziale per fissare obiettivi ESG, misurare progressi e attivare azioni correttive. Oggi molte aziende usano ancora Excel, ma crescono l’adozione di ERP e software dedicati. L’intelligenza artificiale è una frontiera emergente per l’analisi ESG.

4. Quanto crescerà la domanda di Sustainability Manager?

Secondo Unioncamere e Anpal la richiesta di professionisti con competenze green aumenterà di oltre il 30% tra il 2024 e il 2027, soprattutto nei settori energivori o regolamentati.

5. Come può una PMI avviare un percorso di sostenibilità?

È consigliabile iniziare con un’analisi di materialità per identificare i temi prioritari, definire obiettivi misurabili e adottare strumenti digitali per raccogliere e monitorare i dati. Una consulenza specializzata come quella offerta da Be‑Boost e l’uso di piattaforme operative come Operia aiutano a costruire un percorso sostenibile e scalabile.


bottom of page