top of page

5 step per scalare la sostenibilità nelle PMI grazie all'Open Innovation

  • Alberto Lazizzera
  • 2 ott 2025
  • Tempo di lettura: 3 min

Per una PMI, la transizione sostenibile è una doppia sfida: capacità (risorse limitate) e velocità (normative e aspettative in rapido mutamento). Tecnologie emergenti, richieste degli investitori e nuovi obblighi di rendicontazione (es. CSRD/ESRS) impongono risposte più rapide di quanto i team interni possano spesso garantire. Come innovare, quindi, senza aumentare esponenzialmente i costi?


La risposta è Open Innovation: integrare in modo strutturato competenze, soluzioni e idee sviluppate all’esterno (da startup, università, fornitori e hub territoriali) all’interno dei processi aziendali.


Se progettata con metodo, l’Open Innovation taglia i tempi di immissione sul mercato, riduce i costi di sperimentazione e amplia l’accesso a conoscenze specialistiche, con benefici misurabili su KPI ambientali e sociali. Ecco quindi 5 step operativi per sviluppare ecosistema efficace e mantenerlo nel tempo con governance, metriche e strumenti adeguati.


1. Identifica dove l’Open Innovation può generare impatto ESG


Non serve innovare ovunque: occorre selezionare poche aree materiali per concentrare risorse e attenzione. Parti da una fotografia della maturità ESG (stato dei dati, processi, ruoli), incrociata con le priorità del business e le richieste degli stakeholder. Campi tipici ad alto rendimento possono essere per esempio la raccolta e gestione dei dati ESG, il monitoraggio dei consumi piuttosto che la la filiera sostenibile o ancora la conformità normativa. Definiti questi, stabilisci metriche di controllo (es. ROI atteso, riduzione emissioni/sprechi, riduzione tempi di ciclo, rischio normativa) e una lista di quick win attivabili in 3–6 mesi. Associa quindi a ogni priorità un obiettivo misurabile per valutare proposte esterne in base a criteri oggettivi e definiti.


Scopri i vantaggi di un sistema digitalizzato


2. Mappa il tuo ecosistema di innovazione esterna


Un ecosistema efficace non è necessariamente “grande”, è complementare.

Seleziona pochi partner ad alto valore come:


  • Startup innovative;

  • Università/centri ricerca per prototipi, validazioni e prove di fattibilità;

  • Fornitori strategici per co‑innovare processi e materiali;

  • Clienti B2B per test in contesti reali;

  • Hub territoriali (camere di commercio, cluster, consorzi) per servizi e infrastrutture condivise.


Definisci criteri di ingresso: livello di maturità tecnologica, referenze, proprietà intellettuale, affidabilità economica, allineamento ai tuoi obiettivi ESG. Meglio 5 partner giusti che 20 contatti generici.


3. Scegli il modello operativo più adatto alla tua PMI


Esistono 3 opzioni semplici e concrete di Open innovation a seconda della maturità interna e del tipo di progetto:


  • Accesso esterno: adozione di soluzioni esterne già pronte e funzionanti tramite partnership o acquisizioni.

  • Co‑innovazione: sviluppo congiunto con partner.

  • Hub territoriale: accesso a laboratori, servizi e competenze condivise, con costi di sperimentazione più bassi.


Qualunque sia il modello è necessario definire una micro‑governance: ruoli decisionali, gate (valutazione → prototipo → pilota → adozione), budget, tutela IP e criteri di stop (come capisci che un test va chiuso).


4. Integra strumenti digitali per rendere scalabili i progetti


Molti progetti falliscono non per mancanza di idee, ma per scarso coordinamento. Servono strumenti che colleghino persone, attività, dati e decisioni. Nel concreto un posto unico per:

  • Gestione di progetti e partner (obiettivi, attività, scadenze, responsabilità);

  • Tracciamento KPI ESG (consumi, tasso di qualificazione fornitori, indicatori sociali);

  • Questionari e raccolta dati da stakeholder interni/esterni;

  • Reportistica e monitoraggio


Soluzioni come Operia (la piattaforma di Be‑Boost per gestire l'ESG) rispondono esattamente a questo punto specifico, per rendere misurabile, funzionale e replicabile il processo: colleghi KPI a progetti, ruoli e scadenze, centralizzi i dati, generi report e template per valutare i partner. L’obiettivo non è “fare innovazione” fine a sé stessa, ma portarla a impatto.


5. Costruisci una cultura interna aperta e condividi i risultati


Senza apertura interna, l’innovazione si blocca. La funzione ESG deve agire da connettore: tra dentro e fuori, tra idea e adozione.  Azioni chiave:

  • Formazione mirata;

  • Incentivi sui temi ESG: inserisci obiettivi ESG per stimolare la crescita;

  • Spazi partecipativi: gruppi di lavoro per superare le barriere aziendali interne e mettere allo stesso tavolo attori diversi;

  • Comunicazione trasparente: condividi i risultati, anche piccoli, per alimentare fiducia;

  • Retrospettive post‑pilota: cosa tenere, cosa cambiare, cosa archiviare.


La cultura aperta riduce resistenze, accelera l’adozione e crea ownership diffusa. Senza questa base, anche le migliori soluzioni restano ai margini.


Per una PMI, l’Open Innovation è una scorciatoia strategica: accelera la sostenibilità, riduce i costi e migliora la competitività senza aumentare l’organico. La differenza la fanno metodo e misurazione: priorità chiare, partner giusti, modelli semplici, strumenti che tracciano i risultati e una cultura che sostiene l’apertura.




? FAQ – Open Innovation & PMI


1. Che cos’è l’Open Innovation per una PMI?

Un processo strutturato per integrare soluzioni esterne nei progetti ESG, così da accelerare innovazione e impatto.

2. Quali partner esterni sono più efficaci?

Startup ESG‑tech, università/centri di ricerca, fornitori strategici, clienti B2B e hub territoriali con servizi condivisi.


bottom of page